Sì, ho deciso, oggi mi voglio berlusconizzare e scrivere qualcosa in cui io abbia un bel conflitto d'interessi... digital divide, il mio arcinemico di questi ultimi anni!
Si è parlato tanto nelle più recenti campagne elettorali di tecnologia, modernizzazione della Pubblica Amministrazione, delle famigerate tre "i" (internet, inglese e impresa, trasformatesi poi in idioti, ignoranti e imbecilli, che, mi pare siano in forte crescita numericamente!), come di obiettivi da raggiungere nel più breve tempo possibile, ma, passano i comizi e passano i governi, tutto resta uguale: l'Italia è sempre in condizioni di arretratezza e in ancora troppe aree del Paese la banda larga rimane un sogno.
Cito l'Associazione Anti Digital Divide (http://www.antidigitaldivide.org), che scrive: "I nuovi dati dell'Unione Europea (luglio 2007) sulla diffusione della ban
da larga non lasciano spazio a dubbi, l'Italia è in ritardo su questo campo ed è addirittura sotto la media dell'Europa dei 27. (...) La penetrazione della banda larga in Italia è inferiore alla media europea (Italia 15,9 - Eu27 18,2) e la percentuale di nuove connessioni a banda larga in Italia è pari al 2.9%, contro il 4.4% della Francia, il 4.9% dell'Inghilterra e il 5,8% della Germania: la percentuale italiana, quindi, risulta essere tra le più basse d'Europa. Non bisogna poi dimenticare che sulla penetrazione della banda larga incide anche la maggior percentuale presente in Italia di popolazione digital divisa, che non può sfruttare tale tecnologia. Quindi nonostante i (pessimi) progetti anti digital divide di Telecom Italia (...) e nonostante le dichiarazioni trionfali sulla diffusione della banda larga da parte dell'operatore dominante, l'Italia continua ad essere uno dei paesi europei a più alto digital divide, minor penetrazione di banda larga e pessimo rapporto prezzo/prestazioni dei servizi. (l'articolo intero è disponibile all'indirizzo: http://www.antidigitaldivide.org/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=625)"
Nell'era di internet, in cui l'informazione e i servizi più disparati corrono sul web, migliaia di comuni cittadini e centinaia di aziende vengono tagliati fuori dal resto del mondo e costretti a navigare a 56k, con i conseguenti sprechi di tempo e denaro, e nessuno alza un dito per risolvere il problema. Qualcuno parlerà di "altre priorità del Governo", ma questa appare come la più banale scusa da utilizzare per scrollarsi di dosso le responsabilità per anni di inerzia politico-amministrativa.
E così, grazie a mamma Telecom, che continua a detenere un monopolio di fatto sulle telecomunicazioni e al disinteresse dei nostri amministratori, l'Adsl rimane disponibile solo per i più o meno (a seconda della velocità disponibile) fortunati telematici, mentre tanti altri si trovano costretti ad invidiare i comuni confinanti col proprio se non addirittura i quartieri limitrofi e gli "efficientissimi" manager vedono costantemente gonfiarsi il proprio conto in banca.
Tutto ciò, nel 2008, è, o almeno dovrebbe essere, inaccettabile e ridicolizza ulteriormente il nostro Paese nei confronti del resto d'Europa. Ma, ne sono certo, tutto resterà così com'è ancora per molto...
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