Il petrolio vola sempre più alto, il prezzo di benzina e gasolio cresce di conseguenza e, da un paio di giorni, anche i pescatori italiani ed europei si sono incazzati come api. Così, ritrovatisi a Bruxelles, hanno cominciato la loro protesta nella quale non sono mancati scontri con la polizia.
Dargli torto, però, sembra impossibile.
Con il prezzo di un barile di petrolio che sale a dismisura giorno dopo giorno (e il trend non si arresterà facilmente!), sta diventando praticamente impossibile fare il pieno ai principali mezzi di trasporto, che, come si sa, sono quasi tutti completamente dipendenti dal maledetto oro nero.
Qualche piccola considerazione sui trasporti in genere, per quanto riguarda il nostro Paese, va fatta:
- il trasporto su gomma in Italia è, anche rispetto alla media europea, nettamente prevalente sulle altre modalità (incidenza del 67 % del totale)
- se aumenta il petrolio, sale il prezzo dei carburanti, aumenta il costo del trasporto e, ovviamente, aumentano i prezzi per il consumatore finale.
Basta osservare questi due semplici fatti per capire quali difficoltà si incontrano oggi in Italia e, soprattutto, quelle che il futuro ci prospetta. Nulla, infatti, viene fatto per ovviare a tale situazione: nessun investimento sulle altre modalità (milioni di Euro per il ponte sullo Stretto, mentre le ferrovie vanno a rotoli dicono niente?!), nessun investimento sulle fonti alternative al petrolio (si sperimenta da anni, si ottengono risultati, ma niente di tutto ciò viene poi effettivamente realizzato), nessun correttivo ai prezzi dei carburanti.
Soltanto qui da noi, ad esempio, sul prezzo di benzina e gasolio gravano ben dieci accise. Più precisamente, come si può leggere in un atto parlamentare del 2004 (www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed440/pdfbt31.pdf):
È stato calcolato che il 70 per cento del costo di un litro di benzina verde è costituito da accise ed imposte alcune delle quali risultano davvero sconcertanti e vergognose, come ad esempio:
# 1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935;
# 14 lire per la crisi di Suez del 1956;
# 10 lire per il disastro del Vajont del 1963;
# 10 lire per l'alluvione di Firenze del 1966;
# 10 lire per il terremoto del Belice del 1968;
# 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;
# 75 lire per il terremoto dell'Irpinia del 1980;
# 205 lire per la missione in Libano del 1983;
# 22 lire per la missione in Bosnia del 1996;
# 0,020 euro per rinnovo contratto autoferrotranvieri 2004
Il tutto per un totale di 486 lire, cioè 0,25 euro!
Il buon senso vorrebbe che al cessare della causa che determina una tassa, dovrebbe cessare la tassa stessa. In Italia invece non è così. Anzi, su queste accise che in sostanza sono tasse, viene applicata anche l’Iva, cioè una tassa sulla tassa!!! (e pensare che in quel documento ci si preoccupa di un prezzo della benzina verde che oscilla tra 1,09 e 1,1 €!)
Allora perché non iniziare dall'eliminazione di queste assurde tasse per alleviare il peso dei prezzi quantomeno per coloro che ne usufruiscono per lavoro?! Se è vera l'equazione che ho scritto in precedenza, allora una misura del genere non potrebbe far diminuire insieme ai costi di trasporto anche i prezzi dei prodotti sul mercato finale? Certo non è che una piccolissima misura che si potrebbe adottare, ma potrebbe dare qualche effetto immediato.
Ma il problema energetico è amplissimo.
Allargando il discorso, se, come dicevo, si iniziasse a ragionare seriamente sulla produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili (FER), quali e quanti vantaggi potremmo ottenere? Ad esempio, in Italia abbiamo "circa 8-10 impianti solari ogni 1000 abitanti, mentre in Austria, Francia, Germania e Olanda la media si aggira tra 16 e 20, quindi il 2% contro il nostro 1%" (fonte: www.energiealternative.org) e "si constata un notevole divario tra l'attuale tasso di penetrazione dell'elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili e l'obiettivo del 25% fissato per il 2010" (con noi Austria, Cipro, Estonia, Francia, Lettonia, Malta e Rep. Slovacca), mentre Danimarca, Germania e Ungheria sono "in procinto di raggiungere gli obiettivi prefissati per il 2010" e altri Paesi come Finlandia, Irlanda, Spagna, Lussemburgo e Svezia hanno ottenuto risultati che lasciano ben sperare (fonte: Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo del 10/01/2007 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/com/2006/com2006_0849it01.pdf).
Siamo indietro, come sempre. Mentre il resto d'Europa cerca soluzioni nuove proiettate al futuro, qui si torna a parlare di nucleare, un piano che probabilmente comporterà costi enormi, tempi biblici e risultati chissà. Mentre qui si chiacchiera e si guarda agli ecologisti come a dei pazzi appestati, altrove si lavora, ci si alza le maniche e si pongono le basi per la risoluzione delle problematiche principali.
Bisogna fare in fretta, anzi in frettissima, ma le premesse sono davvero preoccupanti...
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