Negli ultimi giorni il Ministro per lo Sviluppo Economico Scajola ha più volte ribadito la volontà del governo di reinvestire nel nucleare, in modo da ridurre la dipendenza dell'Italia dalle importazioni di energia e far diminuire la bolletta energetica delle famiglie.
Nucleare, Scajola: "Entro 5 anni la prima centrale" (Adnkronos, 22/05/08)
Scajola: «Centrali nucleari dal 2020» (Corriere della Sera, 28/05/08)
Nucleare: Scajola, indietro non si torna (Ansa, 05/06/08)
Messa così, come ce la raccontano quotidianamente padroni e servi, parrebbe un'idea ragionevole. L'Italia è fortemente dipendente dall'energia prodotta nel resto d'Europa e, poter ridurre le importazioni sarebbe manna dal cielo! Ma basterebbe informarsi giusto un tantino in più, per raccogliere non una, ma decine, di obiezioni al progetto, che dimostrano come la costruzione di nuove centrali nucleari non è, oggi, la migliore soluzione possibile. Anzi, si tratterebbe di una mossa in netta controtendenza rispetto agli altri Paesi UE e con numerose
difficoltà.
Il WWF, però, ci aiuta a chiarire ulteriormente le idee, in un dossier pubblicato sul proprio sito internet, nel quale si dimostra che:
Non è vero che il nucleare sia economico.
Nucleare e liberalizzazione del mercato sono incompatibili.
Non è vero che il nucleare sia la risposta ai cambiamenti climatici.
Non è vero che il nucleare di oggi sia sicuro.
Non esistono ad oggi soluzioni concrete al problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi.
(dossier completo al link: http://www.wwf.it/client/ricerca.aspx?root=16856&parent=1979&content=1)
Altrettanto interessante è, poi, osservare come nel resto d'Europa, si sia già iniziato a dismettere il nucleare, per concentrare gli investimenti sulle fonti energetiche rinnovabili, che stanno già dando ottimi risultati (mentre qui ancora si racconta che il loro rendimento è quasi nullo). Paesi come la Spagna, la Germania, la Svezia, il Belgio, i Paesi Bassi lo stanno facendo da anni (consiglio l'articolo di Alessandro Tauro http://alessandrotauro.blogspot.com/2008/06/un-paese-in-controtendenza.html), mentre Austria, Danimarca, Grecia, Irlanda e Norvegia non posseggono alcuna centrale nucleare.
Così, cancellando con un semplice colpo di spugna il referendum del 1987 che, volenti o nolenti, ha espresso un'opinione popolare, si vuole dar vita a un progetto che comporterà investimenti ingenti e che, soltanto tra una decina d'anni darebbe, eventualmente, qualche risultato. Quali interessi ci sono in gioco (perché di sicuro qualche interesse c'è)?! Perché non possiamo anche noi concentrarci sull'eolico, sul solare, sulle biomasse e via dicendo, in modo da aumentare la produzione di energia salvaguardando anche l'ambiente?!
Mah...........................................................
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