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Non ci rompere le pale!

August 4, 2008 20:46 by iTch

Probabilmente sarete già venuti a sapere dell'elezione di Vittorio Sgarbi a sindaco di Salemi, piccolo comune del trapanese, e già questa è una notizia da pelle d'oca. Io a un uomo del genere non darei il voto neppure per averlo come amministratore del mio condominio, né come presidente della bocciofila comunale, ma l'elettorato, si sa, è sovrano e decide a maggioranza, perciò faccio i miei auguri a tutti i salemitani.

Il fatto è che sono venuto da poco a conoscenza di un altra notizia, che, oltre che per la pelle, mi avvicina ulteriormente alle oche facendomi ingrossare notevolmente il fegato:

SICILIA: NEO SINDACO DI SALEMI SGARBI, STOP A IMPIANTI EOLICI INGUARDABILI (ecco il link: http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=1.0.2300056816).

Il caro Vittorio si scaglia, così, contro le pale eoliche, colpevoli, a suo dire, di "deturpare il paesaggio". La notizia non meriterebbe neppure più di tanto di essere commentata, giacchè chi utilizzi anche solo una minima parte del proprio cervello riesce già a trarre le dovute conclusioni, ma trattenersi è difficile!

Qualcuno può gentilmente spiegare al signor Sgarbi, l'utilità di quegli "aggeggi" così brutti che lui ficcherebbe "in quel posto" a chi intende installarli? Qualcuno gli può far notare che l'energia prodotta da fonti rinnovabili è l'unica vera alternativa allo stramaledetto petrolio? E che l'oro nero è destinato a finire, glielo vogliamo dire a mr. Ciuffettone?

Qualcuno gli può parlare dei danni provocati dall'inquinamento dell'aria, dal PM10, dagli incidenti alle centrali nucleari (e chi più ne ha più ne metta)? Qualcun altro gli fa notare quanto è "bello" il fumo che intossica le città, che annerisce i monumenti e i palazzi d'epoca, che ci entra nei polmoni, che ci fa venire i tumori e che ci ammazza dopo atroci sofferenze?

E sì che ce ne sarebbero ancora tante di cose da dire...

Caro Sgarbi, solo per non essere volgare ti dico e ti ripeto con tutta la forza: "Non ci rompere le pale!"


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Pillole post-cena

August 1, 2008 21:31 by iTch

Tanto per non perdere il vizio, rieccomi qui! Il nuovo impegno lavorativo ruba gran parte del mio tempo, così è passata quasi una settimana dal mio ultimo post. Non mancano mai, comunque, spunti di riflessione in questa nazione malata:

- torna alla ribalta il caso Alitalia: il genio della lampada di Arcore, quello che diceva "Alitalia ai francesi no! Vogliamo che resti compagnia di bandiera", ritorna sul caso e annuncia la prossima presentazione di un piano per risanare la compagnia aerea. Peccato che, ammesso che il piano ci sia davvero (dopo quasi 6 mesi di sole parole mi sembra lecito avere dei dubbi!), Magic Silvio si smentisca e annunci esuberi in più rispetto al piano Air France e "presunti" contatti con aziende straniere! Il finto-salvataggio di Alitalia si sta mostrando per quello che era e continua ad essere: una mera propaganda elettorale giocata sulla pelle di lavoratori in difficoltà! Bravi!!

- "water" Veltroni ne combina un'altra delle sue e annuncia di non appoggiare il referendum contro il lodo Alfano promosso da Di Pietro. Purtroppo non riesco a capire una sola delle mosse del pacato leader del PD, quindi anche un commento mi viene difficile... attendo l'aiuto di qualcuno più lucido di me!

- Karadzic accusa gli USA e dice di aver avuto con loro un "patto di immunità" in cambio della sua uscita dalla politica internazionale: "mai fidarsi di personaggi del genere", mi verrebbe da dire, ma aggiungerei pure "mai fidarsi della grande America"! Che sia vera 'sta storia?! Mah!

- proprio oggi Berlusconi torna a vantarsi del suo miracolo napoletano e lo fa aiutato dalla solita strisciante zerbineria dei tg e giornali di regime: sull'argomento la mia l'ho detta/scritta/ribadita più volte, ma ne approfitto per segnalare un articolo pubblicato da La Voce (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000530.html), intitolato "Liberi dalla munnezza? Non proprio". Leggetelo e fatelo leggere!

- infine, un'altra brevissima segnalazione, da Non solo finanza: per chi non lo sapesse, molti di voi, anzi noi, di tanto in tanto usiamo cospargerci di petrolio. Una delle nostre tante sane e inconsapevoli abitudini: http://nonsolofinanza.blogspot.com/2008/07/petrolio-sulla-pelle.html!

Un saluto a tutti!


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In arrivo la bio-bottiglia

June 20, 2008 12:27 by iTch

Chi studia o lavora nel campo del marketing, sa che il cosiddetto packaging, ossia volgarmente la "confezione", l'"imballaggio", rappresenta una delle leve principali all'interno delle politiche di prodotto. Un packaging ben studiato, infatti, può rispondere a diverse esigenze del consumatore, attrarlo e invogliarlo all'acquisto.

Le aziende, così, fanno leva su vari aspetti del confezionamento dei propri prodotti: dall''estetica alla funzionalità all'originalità, ma il punto forse oggi più delicato è rappresentato dalla riciclabilità e dall'impatto ambientale degli stessi.

Il problema dei rifiuti è cosa ben nota e, altrettanto risaputo è il fatto che buona parte di ciò che gettiamo e che finisce generalmente in discarica è rappresentato proprio dagli imballaggi dei prodotti. Ridurne la quantità sarebbe un primo importante passo verso un mondo più pulito e le aziende di questo dovrebbero tenerne conto.

Un esperimento degno di nota è quello dell'ingeo, una fibra rivoluzionaria creata negli USA e derivata al 100% da sostanze naturali. Utilizzando l'ingeo, il cui nome sta per "ingredienti naturali della terra", sarà possibile sostituire le bottiglie di plastica comunemente usate per l'acqua minerale con contenitori completamente biodegradabili in 80 giorni. Si tratta, evidentemente, di qualcosa di "rivoluzionario" in tal senso: se si pensa che il comune PET (Polietilene Tereftalato) con cui vengono prodotte le bottiglie altro non è che un derivato del petrolio, se ne può già immaginare l'effetto che queste hanno anche in termini di consumo di risorse energetiche non rinnovabili ma anche di costi, legati indissolubilmente al prezzo dello stramaledetto "barile" (per produrne 1 kg occorrono 1,9 kg di petrolio grezzo).

La riciclabilità di tale materiale depone in parte a suo favore, ma parlare di "bottiglie biodegradabili" è un passo in avanti non trascurabile, oggigiorno, per chi intende tutelare l'ambiente e porre le basi per un futuro migliore. Tra l'altro, non va dimenticata la "presunta" pericolosità del PET che, secondo diversi studi, rilascerebbe sostanze cancerogene, soprattutto in caso di esposizione al sole.

In Italia, le prime bio-bottiglie saranno utilizzate dalla Fonti di Vinadio, che commercializza l'acqua Sant'Anna e, stando a quanto dice Alberto Bertone, CEO e presidente dell'azienda: “Un esempio concreto può spiegare con maggior chiarezza la rivoluzione di Ingeo: se consideriamo 50 milioni di biobottiglie del peso di 27 grammi ciascuna, rispetto alla stessa quantità di bottiglie prodotte in comune PET, risparmiamo 13.600 barili di petrolio, ovvero la stessa quantità di energia che serve a fornire elettricità a 40.000 persone per un intero mese! Inoltre, riduciamo le emissioni di anidride carbonica pari a quelle emesse da 3.000 auto che percorrono in un anno circa 10.000 chilometri ciascuna. A Vinadio siamo in grado di produrre 50 milioni di bottiglie in una settimana di lavoro. E oggi in Italia si devono smaltire ogni anno oltre 5 miliardi di bottiglie.”

Magari, continuare a investire su una seria ricerca in tal senso, anche a livello governativo, e favorire tali iniziative per farle diventare la "normalità", e non più l'"eccezione" sul mercato, piuttosto che riproporre puntualmente argomenti datati e di dubbio vantaggio economico, sarebbe finalmente qualcosa di positivo!

Consiglio questi due link che approfondiscono, ottimamente, quello che ho accennato a proposito del PET e della sua produzione:

http://www.eco-progetti.com/downloads/acqua/Perche_no.pdf

http://blogeko.libero.it/index.php/2008/quanto_petrolio_usiamo_per_produrre_la_p


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Petrolio, e poi?

June 6, 2008 11:16 by iTch

Il petrolio vola sempre più alto, il prezzo di benzina e gasolio cresce di conseguenza e, da un paio di giorni, anche i pescatori italiani ed europei si sono incazzati come api. Così, ritrovatisi a Bruxelles, hanno cominciato la loro protesta nella quale non sono mancati scontri con la polizia.

Dargli torto, però, sembra impossibile.

Con il prezzo di un barile di petrolio che sale a dismisura giorno dopo giorno (e il trend non si arresterà facilmente!), sta diventando praticamente impossibile fare il pieno ai principali mezzi di trasporto, che, come si sa, sono quasi tutti completamente dipendenti dal maledetto oro nero.

Qualche piccola considerazione sui trasporti in genere, per quanto riguarda il nostro Paese, va fatta:

- il trasporto su gomma in Italia è, anche rispetto alla media europea, nettamente prevalente sulle altre modalità (incidenza del 67 % del totale)

- se aumenta il petrolio, sale il prezzo dei carburanti, aumenta il costo del trasporto e, ovviamente, aumentano i prezzi per il consumatore finale.

Basta osservare questi due semplici fatti per capire quali difficoltà si incontrano oggi in Italia e, soprattutto, quelle che il futuro ci prospetta. Nulla, infatti, viene fatto per ovviare a tale situazione: nessun investimento sulle altre modalità (milioni di Euro per il ponte sullo Stretto, mentre le ferrovie vanno a rotoli dicono niente?!), nessun investimento sulle fonti alternative al petrolio (si sperimenta da anni, si ottengono risultati, ma niente di tutto ciò viene poi effettivamente realizzato), nessun correttivo ai prezzi dei carburanti.

Soltanto qui da noi, ad esempio, sul prezzo di benzina e gasolio gravano ben dieci accise. Più precisamente, come si può leggere in un atto parlamentare del 2004 (www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/sed440/pdfbt31.pdf):

È stato calcolato che il 70 per cento del costo di un litro di benzina verde è costituito da accise ed imposte alcune delle quali risultano davvero sconcertanti e vergognose, come ad esempio:

# 1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935;
# 14 lire per la crisi di Suez del 1956;
# 10 lire per il disastro del Vajont del 1963;
# 10 lire per l'alluvione di Firenze del 1966;
# 10 lire per il terremoto del Belice del 1968;
# 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;
# 75 lire per il terremoto dell'Irpinia del 1980;
# 205 lire per la missione in Libano del 1983;
# 22 lire per la missione in Bosnia del 1996;
# 0,020 euro per rinnovo contratto autoferrotranvieri 2004

Il tutto per un totale di 486 lire, cioè 0,25 euro!
Il buon senso vorrebbe che al cessare della causa che determina una tassa, dovrebbe cessare la tassa stessa. In Italia invece non è così. Anzi, su queste accise che in sostanza sono tasse, viene applicata anche l’Iva, cioè una tassa sulla tassa!!!
(e pensare che in quel documento ci si preoccupa di un prezzo della benzina verde che oscilla tra 1,09 e 1,1 €!)

Allora perché non iniziare dall'eliminazione di queste assurde tasse per alleviare il peso dei prezzi quantomeno per coloro che ne usufruiscono per lavoro?! Se è vera l'equazione che ho scritto in precedenza, allora una misura del genere non potrebbe far diminuire insieme ai costi di trasporto anche i prezzi dei prodotti sul mercato finale? Certo non è che una piccolissima misura che si potrebbe adottare, ma potrebbe dare qualche effetto immediato.

Ma il problema energetico è amplissimo. 

Allargando il discorso, se, come dicevo, si iniziasse a ragionare seriamente sulla produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili (FER),  quali e quanti vantaggi potremmo ottenere? Ad esempio, in Italia abbiamo "circa 8-10 impianti solari ogni 1000 abitanti, mentre in Austria, Francia, Germania e Olanda la media si aggira tra 16 e 20, quindi il 2% contro il nostro 1%" (fonte: www.energiealternative.org) e "si constata un notevole divario tra l'attuale tasso di penetrazione dell'elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili e l'obiettivo del 25% fissato per il 2010" (con noi Austria, Cipro, Estonia, Francia, Lettonia, Malta e Rep. Slovacca), mentre Danimarca, Germania e Ungheria sono "in procinto di raggiungere gli obiettivi prefissati per il 2010" e altri Paesi come Finlandia, Irlanda, Spagna, Lussemburgo e Svezia hanno ottenuto risultati che lasciano ben sperare (fonte: Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo del 10/01/2007 http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/site/it/com/2006/com2006_0849it01.pdf).

Siamo indietro, come sempre. Mentre il resto d'Europa cerca soluzioni nuove proiettate al futuro, qui si torna a parlare di nucleare, un piano che probabilmente comporterà costi enormi, tempi biblici e risultati chissà. Mentre qui si chiacchiera e si guarda agli ecologisti come a dei pazzi appestati, altrove si lavora, ci si alza le maniche e si pongono le basi per la risoluzione delle problematiche principali.

Bisogna fare in fretta, anzi in frettissima, ma le premesse sono davvero preoccupanti...


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