"Occhio non vede, cuore non duole": proverbio quantomai azzeccato per sintetizzare il potere sempre più forte dei media sull'opinione pubblica.
Lo dimostrano tanti casi degli ultimi mesi, che non voglio neppure continuare a citare, e lo dimostra Medici Senza Frontiere con i suoi rapporti annuali sulle crisi dimenticate (www.crisidimenticate.it)
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Con una macabra top-ten, frutto dell'analisi dei principali telegiornali RAI e Mediaset, Medici Senza Frontiere "conferma la tendenza riscontrata negli ultimi anni di un calo costante delle notizie sulle crisi umanitarie,
che sono passate dal 10% del totale delle notizie nel 2006, all'8% nel
2007 fino al 6% (4901 notizie su un totale di 81360) nel 2008" e ricorda al mondo quali sono le dieci crisi umanitarie più gravi e più ignorate nel 2008:
- la crisi sanitaria nello Zimbabwe;
- la catastrofe umanitaria in Somalia;
- la situazione sanitaria in Myanmar;
- i civili nella morsa della guerra nel Congo Orientale (RDC);
- la malnutrizione infantile;
- la situazione critica nella regione somala dell'Etiopia;
- i civili uccisi o in fuga nel Pakistan nord-occidentale;
- la violenza e la sofferenza in Sudan;
- i civili iracheni bisognosi di assistenza;
- la coinfezione HIV-TBC.
Ma l'italiano, specie quello di razza "homo politicus" oggi più in voga, si sa, è buono di cuore, si commuove facilmente e tende ad aiutare i fratelli più sfortunati (per esempio, "Che gli immigrati tornino nella giungla a parlare con le scimmie" - R. Calderoli; "Gli immigrati li schederei uno a uno, portano ogni tipo di malattia, Aids, Scabbia, Epatite" - G. Gentilini. Citazioni tratte dal post di Wil http://nonleggerlo.blogspot.com/2009/09/wellcome-to-articolo-54.html).
Allora sono sicuro che, da buoni portatori di pace e solidarietà nel mondo, i nostri politici saranno d'accordo nell'inviare le nostre truppe anche in Zimbabwe, in Etiopia, in Somalia, in Myanmar, nel Congo Orientale, in Pakistan, in Sudan, eccetera eccetera... fa nulla se non dovessero esserci oleodotti da costruire, pozzi di petrolio da sfruttare o amici americani da supportare nelle loro operazioni di lanci di democrazia dagli aerei.
Va bene, allora, non ritiriamoli dall'Afghanistan, purché li inviamo in tutte le zone di crisi, a dar da mangiare agli affamati, a vaccinare bambini, a proteggere tribù ed etnie massacrate da qualche folle. Facciamolo e solo allora potremo dire di avere un "esercito di pace"!
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