Ho conosciuto la felicità, in un caldo pomeriggio estivo.
Aveva occhi in cui perdersi per ore ad ammirarli, lunghi capelli profumati e spalle capaci di sopportare il peso di un mondo triste e complicato.
Era in grado di cancellare il male tutto intorno. E mi travolse come una improvvisa frana di zucchero.
Raccolse il mio cuore inaridito e spento, gettato tra le spine di tutto ciò che non avrei più voluto neppure ricordare, ed iniziò ad innaffiarlo di speranze e serenità, tanto da farlo rifiorire nell’arco di poche ore, e sul mio viso stampò un sorriso del tutto nuovo, uno di quelli che gli altri sfoggiano con orgoglio passandoti vicino, quasi a voler farsi invidiare.
Eppure stavolta ero io a poterlo sfoggiare, a chiedere al mondo di invidiarmi, ad essere felice di raccontare la mia felicità.
E lei si nascondeva ovunque. Tra le lettere di una parola dolce, tra le note di una canzone, nelle scene di un film, nel profumo del caffè appena fatto, nel sonno che dolcemente arrivava a chiudermi gli occhi mentre ci si scambiavano piccoli pezzetti di tenerezza.
Era nel risvegliarsi con il sorriso ed un buongiorno in tasca, nell’affrontare ogni giornata con il sole dentro di sé, anche con il diluvio ad allagare le strade.
Era nelle braccia che mi stringevano. Nelle labbra che si poggiavano sulle mie. Nelle risate improvvise. Nelle difficoltà grandi e piccole che improvvisamente avevano smesso di far paura.
Era nei centotrentottochilometri, nelle attese, nei desideri, nell’immaginare il giorno dopo e quello dopo ancora.
Era dappertutto.
La felicità aveva scelto di farsi conoscere anche da me, di mostrarsi in tutto il suo splendore. E dire che mai mi si era avvicinata a tal punto!
Ma i suoi disegni sono così difficili da comprendere e non esiste corda capace di permetterci di legarla a noi non appena ci si presenta. Nessun trucco, nessuna magia, nulla che sia nelle nostre possibilità può farci intromettere nei suoi progetti.
E così, improvvisa come mi travolse, quella stessa felicità ha deciso di andar via. Ha rimesso in valigia il mio sorriso e svuotato l’innaffiatoio, lasciandomi soltanto una scatola colma di immagini da far scorrere d’avanti ai miei occhi per ricordare che lei esiste, al di là che scelga di accompagnarci per tutta la vita o di fare soltanto una rapida apparizione.
Che poi i bei ricordi esistono soltanto per star male. Per desiderare impossibili ritorni e versare lacrime nella speranza di riuscire a colmare il vuoto che ci portiamo dentro.
Così mi volto indietro e rivedo quello che per tanto tempo è stato il mio angolo buio di solitudine. Un po’ impolverato, questo sì, ma è ancora esattamente come l’avevo lasciato.
Non mi va neppure di dargli una ripulita…
Mi appoggio una giacchetta sulle spalle, ché il freddo sta tornando, e mi siedo lì, con la mia scatola dei ricordi sulle ginocchia.